lunedì, ottobre 24, 2005

13: nuovi amici, nuovi nemici


Da un’intera giornata, Tetsuya non esce dalla sua stanza, ancora colpito e amareggiato dall’epilogo della vicenda con la Marchesa Yanus.
Il Direttore, intanto, versa in condizioni ancora incerte e altrettanto incerta è la situazione alla base, dove l’unica sicurezza è mantenere la rotta per gli Stati Uniti. Mentre Grendizer, Jeeg e Minerva X compiono incessanti perlustrazioni per prevenire ogni rischio di attacco, Koji inizia a esaminare i pretendenti al pilotaggio dei tre Spacer di supporto a Daisuke e del Mazinger destinato al defunto Kurobe.



Due tra loro si distinguono per non essere dei militari: uno è Sosuke Oshiba, l’altra è Hikaru Makiba. Quello che spinge i due a presentarsi è diametralmente differente: Hikaru vorrebbe stare a fianco di Daisuke, niente di più. Dopo qualche minuto di conversazione, Koji non fa fatica a rendersi conto che la ragazza non ha la minima esperienza di volo e che è solo il suo entusiasmo a farla parlare. Entusiasmo che ha una piccola spinta in più, pensando alla disapprovazione di Daisuke nel saperla a pilotare lo Spacer. Dopo una breve chiacchierata, la ragazza riesce a strappare a Koji la promessa di non dire nulla al pilota del Grendizer, mettendolo semplicemente di fronte al fatto compiuto nel caso venga ritenuta idonea a fargli da supporto.

Sosuke, d’altra parte la pensa in modo molto differente. Per lui le cose sono molto semplici: piloterà uno dei Mazinger solo per ricacciare il demonio all’inferno. Sosuke ha una rigidissima educazione cristiana e ritiene di essere stato chiamato a una missione divina, benché la presenza in squadra del demone di Yoshida (Minerva X) lo inquieti fortemente. Koji, più pazientemente che può cerca di spiegargli in tutti i modi che quelli che stanno combattendo non sono demoni, ma invasori di una civiltà pre-umana. Sosuke non sente ragioni in materia e ribatte con una frase che non manca di raggelare anche Kabuto: da quando Mikeros è giunta sulla superficie terrestre, gli uomini mutano d’aspetto, trasformandosi in demoni. Per questo le misure al villaggio vicino Yoshida erano così dure e sanguinarie.
Ripromettendosi di indagare sulla faccenda in un secondo momento, Koji insiste sul fatto che il giorno prima un suo ordine non è stato rispettato. Dopo aver cercato, invano, di giustificarsi dicendo che l’uomo a cui ha sparato in testa era posseduto, Sosuke rimane in silenzio, aspettandosi una punizione.
Non tarda ad arrivare, anche se non nei termini previsti: per imparare il rispetto per l’autorità, verrà allenato da Jun e Masai… una donna e un bambino, due categorie da cui Sosuke ritiene altrettanto umiliante farsi comandare.
Quando il silenzioso guerriero esce dallo studio di Koji, il pilota fa entrare entrambi i nuovi istruttori, spiegando qual è la situazione. La nota di disprezzo con cui Sosule ha fatto notare a Koji che Jun è solo una donna, viene puntualmente riferita. Il ghigno sulla ragazza sembra non promettere un periodo d’addestramento semplice.
Meno convinto sembra Masai, che non cessa di avere un atteggiamento piuttosto sottomesso sia nei confronti di Kabuto che in quelli di Jun.


Per i tre incaricati della perlustrazione, intanto, le cose sembrano essere piuttosto tranquille: Jeeg ha l’occasione di provare per la prima volta i suoi Mach Drill, facendosi trasportare dalla loro propulsione e provando a mettersi a proprio agio.
A un certo punto, però, Daisuke capta una comunicazione pirata sulla sua frequenza. E’ una voce maschile, la quale afferma chiede all’Armata Mazinger di presentarsi su un piccolo isolotto nel Mar del Giappone. Quando Daisuke chiede più volte con chi stia parlando, la voce risponde che il suo nome non ha importanza, essendo solo un servo di una non ben specificata Padrona.

Dopo alcune prevedibili perplessità, Yumi chiede ai piloti di andare.
Le condizioni di Mazinger Zeta spingono il dottore a chiedere a Koji di rimanere alla base, in attesa che venga riparato, ma il ragazzo vuole essere del gruppo d’esplorazione a tutti i costi, tanto da minacciare di seguire gli altri con il TFO, un piccolo UFO giallo a cui stava lavorando prima della battaglia conclusiva contro il Dottor Hell.
Come al solito, la complicità con MoriMori, Sewashi e Nossori fa sì che il Mazinger, pur ancora danneggiato, venga messo sulla pista di decollo.
Anche Miwa si offre volontaria per accompagnare Hiroshi, il quale continua a preoccuparsi per la scarsa premura della ragazza verso la propria stanchezza.

L’Armata Mazinger raggiunge in un tempo relativamente breve il punto convenuto: un piccolo isolotto al largo del Giappone, pieno di montagne.
E’ Maria la prima ad accorgersi che la delegazione di piloti è osservata e monitorata da qualcosa, più che qualcuno. Per quanto, infatti non percepisca forme di vita, è sicurissima di avere gli occhi di qualcuno puntati addosso.
Ma il particolare più inquietante è quello di cui si accorgono, atterrando, i piloti.

Una lunga fila di statue fa da corridoio ai lati di una gola, quella che bisogna percorrere - tra altissime pareti di roccia - per arrivare al punto convenuto.
Sono statue Haniwa, quelle che in Giappone vengono usate nei riti funebri. Sono state sistemate da una mano invisibile lungo tutto il percorso che i piloti dovranno compiere.
Poco più in là, via via che la luce cala, fiaccole sembrano accendersi, bruciando di una fiamma fredda e quasi immobile.
I piloti avanzano, coprendosi l’un l’altro, con solo la presenza muta e ossessiva delle statue.
Un guizzo dentro una roccia fa girare di scatto, repentinamente, Hiroshi, Koji e Daisuke. Nemmeno un respiro, quando vanno a controllare. Solo la roccia muta, immobile.



E’ un enorme masso, quello davanti a cui arrivano, una volta giunti al luogo convenuto. E proprio quando si voltano, per controllare la presenza di qualcuno, tutte le statue Haniwa si voltano verso di loro.
La roccia si contorce, si muove, prendendo forma umanoide.
Quello che ne esce fuori è un essere con un’aureola di stalattiti che gli circondano la testa, e occhi rossi come il sangue.

Amaso. Il mio nome è Amaso, dice la creatura.

L’essere si proclama ministro di una frangia di Mikeros comandata da una strega della tradizione giapponese, la Regina Himika. Hiroshi non riesce a nascondere la sorpresa, essendo Himika e il suo mito una percentuale notevole degli argomenti di studio delle ricerche del padre.
Amaso rivela che Himika ha previsto l’avvento di un nemico che spazzerà via entrambe le razze, quella di Mikeros e quella umana, e contro cui è necessario allearsi. Il nome di questo nemico è fin troppo noto all’Armata Mazinger: Vegan, il pianeta da cui provengono i misteriosi alieni dell’Area 51. In cambio dell’alleanza contro Vegan, Himika promette un aiuto all’Armata nella riconquista di Tokyo, quando verrà il tempo propizio. I piloti decidono di prendersi un po’ di tempo per pensarci. Quando fanno per allontanarsi dal luogo dell’incontro, le statue Haniwa si irrigidiscono ancora, facendoli passare. Prima di lasciare definitivamente l’isola, sia Hiroshi che Maria rivolgono una domanda ancora al mostro di roccia.
Il primo chiede se lui sa qualcosa a proposito di una campana di bronzo (dotaku, come il dotaku project del padre), ottenendo una risposta negativa. Maria chiede invece se la guerra contro Vegan potrà essere l’inizio per una convivenza pacifica tra le due razze. Non le viene data alcuna risposta.
Alla Fortezza, Yumi e Umon non sembrano dare parere diverso dall'aspettare: nessuno si fida di una creatura di Mikeros, per quanto ben intenzionata possa sembrare… il nome Vegan, però, appare una conferma di quello che Tetsuya e Daisuke hanno scoperto in America.
Visto che Amaso ritiene che non sia il caso di attaccare adesso il Generale Nero, anche gli scienziati della bae scelgono di osservare lo svolgersi degli eventi.

I giorni seguenti passano in uno strano clima: da una parte, i piloti sembrano più rilassati. Chiacchierano di vecchi cartoni animati, passano in tranquillità le loro giornate. Solo Daisuke, scoperta Hikaru nella sala simulazioni pretende spiegazioni, specie dopo aver visto Koji entrare e – una volta visti i due – uscirsene frettolosamente. Koji, inoltre sembra voler continuare – tramite Maria – a voler comunicare con Zeta, ritenendo che i cambi emozionali del robot siano soggetti a una dinamica di botta e risposta simile a quelle di Minerva.
Il clima generale è però tutt’altro che tranquillo. I militari della base sembrano guardare con un’ostilità maggiore i piloti… un’ostilità che non passa certo inosservata e che però non viene giustificata in alcun modo.

La situazione non migliora, quando Maria cerca di stabilire una comunicazione empatica con uno di loro: comunicazione che viene percepita come una vera e propria intrusione.

Ognuno ricorre alle proprie fonti di fiducia, per capire cosa stia accadendo: MoriMori e Masai per Koji, Ryu Takuma per Maria, Hikaru per Daisuke e Miwa per Hiroshi. Nessuno però sembra in grado di decifrare il palpabile clima di malcontento nella base.

Mentre assiste alle riparazioni di Mazinger Zeta (e cerca di spiegare a Masai un po’ di rudimenti tecnici per la manutenzione di Dyon Gamma) Koji viene fermato da un certo Tenente Goda, il quale gli chiede un colloquio privato nelle sue stanze.
“Privato” non è esattamente il termine appropriato, visto che ad attenderlo nelle stanze di Masaki Goda, lo attendono altri due militari.
Mentre Koji già presagisce una situazione estremamente difficile, Goda gli spiega le sue ragioni: i soldati sono infuriati con Tetsuya per aver tributato a un nemico più onori di quelli concessi ai caduti nella battaglia con Birdler. Sono terrorizzati dalla mostruosità di Hiroshi, dal fatto che Daisuke non nasconda la sua origine extraterrestre e dai poteri telepatici di Maria.
Pur capendo perfettamente le ragioni che muovono la rabbia dei soldati, Koji li avvisa sui modi con cui sembrano voler portare avanti la protesta.
Al pilota di Zeta viene però dato un ultimatum molto semplice: o con noi o contro di noi. E quando la presa di posizione del pilota sembra essere diventata un palese contro, Kabuto viene portato via nella sala mensa, strattonato con le armi.
La rivolta nasce immediatamente. In tutto il piano, le guardie e i soldati invadono i corridoi, prendono ostaggi e iniziano a minacciare personale militare e civile. Tetsuya, ancora indebolito dallo scontro precedente, viene stordito in poco tempo.
Daisuke viene catturato nei corridoi della base, mentre Hiroshi è costretto a trattenere la sua rabbia nel momento in cui un gruppo di soldati minaccia, fucili alla mano, Maria. Nel giro di pochi minuti, la Fortezza delle Scienze appare completamente irriconoscibile: i prigionieri (tra cui vecchi, donne, bambini) vengono ammassati tutti nella sala mensa.
Hiroshi, il più temuto del corpo piloti, cammina fieramente spoglio del solito poncho con cui camuffa le sue sembianze mostruose.
Anche la sua sicurezza, però, tracolla quando vede Mayumi con una pistola alla tempia, puntata da un militare che la tiene prigioniera.


Koji è l’unico a riuscire a scappare: approfittando di un momento di distrazione, spara alle sue guardie un colpo di laser, per poi intrufolarsi in un condotto di aerazione. Yumi, grazie agli sforzi congiunti suoi e di Maria, riesce ad essere avvertito in tempo della situazione, barricandosi con alcuni scienziati nella sala di controllo. La sua resistenza non dura molto: il giusto per mettere in comunicazione Koji e il Maggiore Tavirovich, che si è barricato ai piani di sotto assieme ai soldati che non hanno aderito alla rivolta. Su suggerimento di Kabuto, vengono inoltre disattivati gli accessi alla maggior parte delle porte.

La resistenza di Yumi non dura molto: presto anche lui viene catturato e portato con gli altri. La richiesta dei soldati è semplice: da adesso in avanti saranno loro a difendere la base coi robot, eliminando i mostri che l’hanno fatto finora.
Daisuke scoppia in una risata sarcastica, affermando che se il problema è solo quello, di Grendizer se ne sbarazza volentieri.
Hiroshi è molto meno divertito: consapevole che è lo stress ad accelerare il processo alla base del Dotaku Project, non può non essere sgomento, nel vedere Mayumi raggomitolarsi in posizione difensiva.
Proprio come fa lui.
Prima di mutare.

Koji riesce intanto a strisciare fino ai soldati di Tavirovich: il vecchio maggiore acconsente a parlare a Goda tramite i sistemi di comunicazione interni e gli altoparlanti, cercando di far leva sull’umanità dei ribelli e di farli ragionare.
Intanto i soldati del maggiore si preparano a un raid per liberare i prigionieri.

E’ solo allora che gli allarmi cominciano a suonare, i radar a emettere il solito, insopportabile lamento.
Mikeros sta attaccando.

La situazione precipita in fretta: i soldati ribelli, presi in pieno dall’emergenza non hanno la minima idea di come sbrogliare la situazione. Solo allora, i piloti prendono in mano la situazione, andando verso gli hangar dei loro robot senza che i carcerieri osino muovere un dito. Daisuke esce amareggiato, con un ghigno ironico sul volto; Maria ordina, con rabbia e disgusto, di prendersi cura dei civili; Hiroshi passa accanto a Goda e, con un’aria divertita, gli dice che le offerte per pilotare i robot e difendere la Base sono ancora valide.

In mezzo a una folla di civili e soldati terrorizzati, Maria sembra l’unica ad avanzare con la tranquillità che hanno i samurai con troppe battaglie e morti sia nel passato che nel futuro.
“Sei pronta, Minerva?”
Un’ondata di rabbia in risposta.

Koji e una scorta di soldati di Tavirovich si fanno strada fino all’hangar di Mazinger Zeta, dove un seccato dottor MoriMori ordina ai militari che gli puntano i fucili addosso di farsi da parte.



L’Armata Mazinger esce allo scoperto dalla Base.
Mazinger e Grendizer si prendono cura di un mostro volante: un rapace con due antenne sulla schiena che terminano in forme umanoidi.
Minerva (sott’acqua) e Hiroshi (sul ponte, con suo Space Bazooka) affrontano una creatura sottomarina, in grado di sputare una fanghiglia rossa simile a ruggine.

Gli scontri non sembrano creare il minimo problema ai piloti e in pochissime battute vengono risolti. La Melt Shower di Grendizer e gli Iron Cutter di Mazinger, sembrano aver ragione sui ripetuti attacchi laser del mostro volante, fatto esplodere in maniera definitiva dallo Space Thunder del robot di Daisuke.



I colpi di Bazooka di Jeeg, d’altro canto, aprono la strada al colpo di grazia dato col Koshiryoku Beam di Minerva X, all’altro mostro.
Lo scontro è però necessario per riequilibrare la situazione. C’è un silenzio opprimente ad accogliere i piloti, al loro ritorno.
I ribelli sono già nell’area di detenzione, accompagnati dai militari di Tavirovich e dagli altri che non hanno aderito alla rivolta. Pur con qualche difficoltà, Yumi sta preparando di nuovo la sala di controllo.
Hiroshi si informa sulle condizioni di Mayumi, che per fortuna non pare aver risentito in modo irreversibile della situazione.

Un silenzio imbarazzante scende anche tra i piloti, una volta riuniti. Ognuno di loro è stato messo di fronte all’odio e alla tensione che la sua diversità potrebbe generare; improvvisamente c’è molto meno aria di casa alla Fortezza delle Scienze.
Gli amici sembrano diventati nemici e viceversa.
Koji, comprendendo le motivazioni che hanno spinto i soldati a quell’azione, chiede il minimo della pena, salvo l’espulsione dal corpo militare della Base e una misura un po’ più dura con Masaki Goda. Chiede anche che i piloti parlino ai militari, cercando di rassicurarli sulla loro importanza all’interno delle operazioni di riconquista terrestre.
Se perfino Hiroshi riesce ad essere d’accordo, Daisuke e Maria sembrano più turbati e riluttanti. Le battute di Koji agli altri piloti riescono a smorzare l’atmosfera, ma in tutti loro c’è la consapevolezza di quello che è successo.

E, forse, non tutti saranno inclini al perdono.

4 commenti:

Anonimo ha detto...

... porccca ppputtana...
Situazioni difficili, quelle in cui il dialogo fa spazio alla paura...
Forza, ragazzi, non prendetevela: se non ci fote voi... ;)

Anonimo ha detto...

Fico, una scelta difficile quella del finale...

Anonimo ha detto...

Alla fine, come al solito, li ho slavati tutti...
SONO UN SUPER EROE!!!!!!!!!!!

Anonimo ha detto...

Allora per il super eroe Koji ci sta la canzone:

"vola, si tuffa tra le stelle giù in picchiata, con i suoi pugni atomici: maziga..." cazzo, spetta, mi sono sbagliato... ecco:
"Si trasforma in un razzo missile, con circuiti di mille valvole..."
No! cavolo... jeeg non può essere perchè quel meraviglioso e potentissimo robot sono io...!?! vabbè,
Bravo Koji!!! ti vogliamo bbene!
^_^